I luoghi di Dante a Verona (prima parte)

La Biblioteca Capitolare partecipa alla mostra diffusa “I luoghi di Dante a Verona”: un cammino dantesco progettato dall’Assessorato Turismo Rapporti Unesco del Comune di Verona, in collaborazione con Fondazione Cariverona. La mostra, in 31 tappe e 10 pannelli, si snoda lungo le strade di Verona, sulle tracce del poeta. Possiamo seguirlo attraverso la città, immaginando i luoghi che potrebbe aver visitato, quelli in cui ha vissuto, quelli che lo hanno ispirato e che sono stati segnati dal suo passaggio. Ampi pannelli colorati evidenziano le tappe principali del percorso.

Sui pannelli, i testi di Andrea Mirenda accompagnano alcuni degli acquerelli di Giancarlo Zucconelli, già oggetto della mostra in corso in biblioteca. I QR code, oltre a un percorso audio e la versione inglese, sono completati da approfondimenti legati alla Biblioteca Capitolare. 

Il primo pannello si trova proprio davanti alla facciata della Capitolare. All’epoca questo luogo aveva un aspetto molto diverso: era infatti collocato al pianterreno e coesisteva ancora con l’antico Scriptorium, il laboratorio di produzione libraria testimoniato fin dall’anno 517. Come il suo aspetto e la sua attività si sono modificati nel tempo, così anche il suo patrimonio ha subito variazioni: furti, distruzioni, perdite ma anche donazioni e nuove acquisizioni.

Non è dunque facile stabilire quali codici antichi Dante avrebbe potuto consultare presso la biblioteca dei Canonici, ma è ragionevole pensare che alcuni riferimenti ad autori classici – come quelli del trattato De Vulgari Eloquentia – siano stati ricavati proprio dai manoscritti della Capitolare. La presenza delle opere di tali autori in Capitolare è infatti testimoniata anche da alcuni contemporanei di Dante come Giovanni Mansionario

Codice CLXVIII, Flores Moralium Auctoritatum: una raccolta di citazioni di autori antichi tra cui Tito Livio, Plinio e Frontino risalente all’epoca dantesca

Rimaniamo in Piazza Duomo per immaginare Dante all’ombra della possente cattedrale di S. Maria Matricolare. All’epoca, il seggio vescovile era occupato da Tebaldo, agostiniano, che ebbe una vita lunghissima per l’epoca (morì infatti intorno ai 90 anni). Il vescovo Tebaldo fu una figura molto rilevante della Verona trecentesca. Fu molto vicino alla famiglia Della Scala, e cercò una collaborazione attiva con il Capitolo dei Canonici della Cattedrale, che godevano di una certa autonomia rispetto al potere del vescovo. Tebaldo coinvolse i canonici in un progetto di riorganizzazione della diocesi. Nel 1301 il vescovo promosse le Costituzioni per il clero diocesano, cui fecero seguito quelle del Capitolo nel 1303.

Una copia di queste Constitutiones, il Codice DCCLXV, è custodita tra gli scaffali della Biblioteca Capitolare: possiamo leggervi diverse norme di comportamento che vietavano ai canonici di portare armi, giocare d’azzardo e perfino di andare a cavallo!

Tra le sue pagine, macchiate dalle acque dell’Adige durante la terribile alluvione del settembre 1882, si possono ancora ammirare i riflessi dorati di una miniatura realizzata in epoca dantesca. Si tratta di una raffinata Madonna con Bambino accanto a San Giorgio, patrono dei canonici, che uccide il drago.  

La terza tappa del percorso tra i luoghi di Dante a Verona si trova nel Chiostro Canonicale. Una piccola oasi di pace, dove possiamo camminare, immersi nella bellezza e nella storia, come forse fece anche Dante secoli fa. Il chiostro si affaccia sulla chiesa di S. Elena, dove una targa in marmo riporta l’inizio della Questio de Aqua et Terra. L’opera, secondo tradizione, fu letta proprio qui da Dante, il 20 gennaio 1320.

Questo piccolo trattato, che indaga sul rapporto tra le terre emerse e le acque, è stato tuttavia oggetto di discussione. Esso infatti ci è giunto solo grazie ad un’edizione a stampa del 1508, realizzata sulla base di un manoscritto oggi perduto. Uno dei commenti di Pietro Alighieri all’opera del padre contiene tuttavia un riferimento alla Questio. Si tratta di un’aggiunta successiva o il riferimento è autentico? Molti propendono per la seconda ipotesi, ritenendolo un argomento a favore della paternità dantesca dell’opera.

In Biblioteca Capitolare ne esiste una versione ricopiata a mano (Codice CXIII), risalente al 1775 e completa di alcune piccole illustrazioni.

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